Ne vale la pena?

By | 19/04/2018

Ecco la domanda che spesso mi pongono. Te la sarai posta sicuramente anche tu:

“Ma ottenere questa certificazione è davvero cosi importante? Vale davvero la pena? Conviene certificare?”

Se mi segui nel ragionamento che sto per fare ti posso aiutare a rispondere. Ti avviso già da subito che la mia risposta non sarà un semplice: “certo, falla subito”.

Allora iniziamo dicendo chiaramente che non tutti i beni e i macchinari possono essere certificati. D’altronde non avrebbe neanche senso, visto che la legge si rivolge ad una specifica caratteristica.

Hai visto che negli scorsi giorni ti ho parlato di investimento dal punto di vista finanziario. Ti ho ricordato che il vantaggio è fiscale ed è calcolato sull’ammortamento del bene. Pertanto, per sua natura, non è un ritorno immediato.

E ti ho anche sconsigliato di investire se ti azzeri la cassa solo per rincorrere queste agevolazioni.

 

Oggi voglio aggiungere dei buoni motivi per finire sulla lista nera di tutti i presunti consulenti che si stanno affrettando a certificare tutto il possibile. Probabilmente già non mi hanno in simpatia, poiché disincentivo la certificazione fine a se stessa.

Ecco il punto centrale della questione: la legge Industry 4.0 aiuta chi investe in impianti, macchinari o altre tipologie di beni che hanno come requisito principale quello dell’interconnessione.

Sviluppa cioè il concetto di impresa integrata in cui i diversi processi produttivi sono collegati e si influenzano l’un l’altro.

 

Ora, se siamo d’accordo che questa concezione di fare impresa (specialmente produttiva) è il futuro, dobbiamo anche considerare un altro aspetto.

Non tutti i beni hanno queste caratteristiche. Ed è giusto che sia cosi.

 

Ci sono beni per cui non è proprio possibile ottenere la certificazione perché, anche se appena comprati, non hanno le caratteristiche principali. Ma su questi c’è poco da aggiungere. Ne prendiamo atto e basta.

La mia riflessione è invece su tutti quei beni per cui in teoria la certificazione è possibile. Dobbiamo però chiederci un’altra cosa: è davvero utile?

Mi spiego meglio con un breve esempio.

Ecco due numeri per capire concretamente di cosa parliamo

Seguimi in questo ragionamento: abbiamo un impianto che ci costa 700.000 €. Per le logiche aziendali non c’è la necessità di collegarlo a monte o a valle con altri processi industriali. L’impianto è in fase di attivazione.

Però ci si interrompe poiché a qualcuno nel cda della società viene in mente che aveva letto qualcosa riguardo le legge industry 4.0, e quindi si approfondisce il tema.

Ci si rende conto che con 250.000 € in più si possono fare una serie di implementazioni che rendono l’impianto certificabile.

 

In 9 aziende su 10 il calcolo è questo: aggiungo 250.000 € però otterrò un risparmio fiscale di 342.000 € (950.000 € * 36%).

 

Intendiamoci, il calcolo è corretto.

Mancano però alcune considerazioni:

  1. Queste modifiche mi servono, aggiungono valore all’impianto o rendono solo più complicata la gestione?
  2. Conviene spendere subito 250.000 € per ottenere 342.000€ in diversi anni? Ovviamente non lo scopri ora, ma i soldi investiti in azienda hanno un rendimento e il tempo è una variabile non secondaria.
  3. Qualcuno ha calcolato i costi accessori? Richiedere la certificazione, fare le piccole modifiche che serviranno…

Ecco, se i 250.000 € sono ben spesi, aumentano l’utilità dell’impianto e sono in grado di aumentare il valore della tua produzione allora certamente la certificazione ha senso. È come se quei soldi te li desse lo stato (so che è più complicato di cosi, ma era per semplificare!).

Ma se servono solo per ottenere il beneficio fiscale allora stanne ben distante.

Come ti ho già detto io ci perdo a dirti questo, ma non potrei fare altrimenti.

 

Se però, dopo aver pensato a quello che ti ho detto vuoi scoprire più nel dettaglio i requisiti e le caratteristiche della legge Industry 4.0 non esitare e scarica i video gratuiti che trovi a destra.

 

A presto,

Gian Franco

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